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Ghedo ai 90 di Fischer

Postato in Blog

Quando Josef Fischer Senior ha dato vita all’azienda in un fienile in legno di Ried im Innkreis (Austria) nel 1924, producendo inizialmente slitte e carri, non avrebbe mai potuto immaginare che novanta anni dopo, il marchio che porta il suo cognome, si sarebbe conquistato un ruolo così importante nel mondo dello sci, nordico ma anche alpino.

L’azienda, che mostra una forte analogia con il distributore italiano, ovvero OberAlp di Bolzano, è al 100% a conduzione famigliare, ed è tuttora diretta dal figlio del fondatore, Josef Fischer junior che dirige una struttura che conta circa 460 collaboratori nella sola sede di Ried.

 

«Per capire il presente e anticipare il futuro si deve guardare anche al passato, e questo vale ancora di più per un’azienda – afferma Josef - la tradizione e quello che abbiamo costruito negli anni sono le fondamenta su cui poggia il nostro presente e ciò che ci spinge verso un futuro di continua innovazione».

Un concetto che Josef ha voluto ribadire in occasione dei festeggiamenti del 90° compleanno dell’azienda, che si sono svolti qualche giorno fa presso il Ried Exhibition Centre. L’evento ha dato l’opportunità di rievocare i passaggi importanti nella storia del marchio, le innovazioni più significative, con lo sguardo rivolto ad un futuro caratterizzato da continui investimenti nel settore ricerca e sviluppo.

Tra gli atleti in attività che utilizzano gli sci Fischer presenti alle celebrazioni c’erano Nicole Hosp, Ivica Kostelic, Sandra Lahnsteiner, Axel Naglich, Thomas Morgenstern, Gregor Schlierenzauer, ma anche ex atleti leggendari come Sven Fischer, Andreas Goldberger, Michael von Grünigen, Kathrin Hölzl, Toni Innauer, Hans Knauss, Ken Read, Bente Skari, Vegard Ulvang, Elena Välbe, Thomas Wassberg, Harti Weirather, Alexander Zavialov.

Non poteva mancare il nostro Kristian Ghedina, legato a Fischer fin da quando era un ragazzino.

Cosa ha rappresentato Fischer nella tua carriera?
Sin da bambino erano il mio sogno: da piccolo guardavo con invidia gli sci Fischer del mio compagno di squadra, andava così forte con quegli sci! Ho avuto il mio primo paio di Fischer a 14 anni e da allora non li ho più mollati. Formalmente Il mio primo contratto di sponsorizzazione l’ho firmato proprio con Fischer, e avevo 19 anni.

Quanti anni hai gareggiato con Fischer e quanti podi?
Tutti i miei podi sono firmati Fischer (ben 33 podi in Coppa del Mondo di cui 13 successi, ndr). Il primo podio è stato in Val Gardena nel dicembre 1989 e l’ultimo a Chamonix nel 2005. All’inizio Fischer produceva solo sci, ma quando ha introdotto gli attacchi, ho iniziato a utilizzare anche quelli. Belli e affidabili. Ora che non gareggio più indosso il pacchetto completo: sci, attacchi e scarponi.

Cosa vuol dire sciare a 100kmh: quanta attenzione mostravi agli attrezzi?
L’attrezzo è molto importante, sia per la sicurezza in pista che per la resa agonistica. Ma molto spesso un ruolo molto importante lo ricopre lo skiman. Io, per esempio, ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare fin dalle primissime gare di Coppa del Mondo con uno skiman che poi mi ha seguito per tutta la mia carriera agonistica: Leonard Mussi. Leo, secondo me, è tra i migliori skiman al Mondo, e lavora anche per Fischer.

Ti fidavi del tuo skiman o volevi sapere qualcosa di più sui materiali?
Mi sono sempre fidato di lui, non controllavo quasi nulla di quello che faceva.

Fischer produce anche sci da fondo: li hai mai messi?
Ho fatto un paio di gare amatoriali organizzate qui a Cortina, ma si è sempre trattato solo di un gioco, mi attira molto di più il mondo dello scialpinismo

Fischer propone da quest’anno anche prodotti per lo skialp: che rapporto hai con le pelli e la salita?
So bene che Fischer propone anche questi prodotti e non mi sono fatto scappare l’occasione di ordinare in azienda una dotazione completa! Voglio darmi seriamente al freeride e allo scialpinismo: mi piace la sensazione che da il contatto con la natura, e mi piace anche il pensiero di bruciare molte calorie durante la salita. E dimenticarmi poi tutta la fatica scendendo nella neve fresca.

E' vero che per allenarti nei salti ti lanciavi dal trampolino di Cortina? Domanda sciocca: ma non avevi paura?
Non è proprio così. Con la nazionale abbiamo fatto un paio di ritiri a Predazzo e alcuni miei compagni di squadra per allenarsi sui salti hanno utilizzato il trampolino. Io non ne avevo particolarmente bisogno. Però è vero che ho saltato dal trampolino di Cortina, soprattutto perché la cosa mi divertiva molto. Anche se la prima volta ero abbastanza spaventato: avevo 15 anni e vedevo il salto con gli sci come una disciplina estrema, al limite del possibile. Il trampolino di Cortina è inoltre particolarmente impressionante perché non segue il pendio naturale della montagna ma si deve salire su una torre dalla quale tutto sembra così piccolo e lontano. E non vedi la montagna sotto di te, ti sembra di saltare nel vuoto. Fatto il primo salto mi è passata la paura, e ci ho preso subito gusto.

Fra gli ex campioni che hai incontrato alla festa Fischer chi ricordi maggiormente?
Ero alla festa con Ivica Kostelić, con il quale lavoro e ho un ottimo rapporto. Sinceramente più che gli ex campioni mi ha fatto piacere rivedere Josef “Pepi” Fischer: ha 85 anni, ha seguito tutte le evoluzione tecnologiche dei prodotti Fischer, lo conosco da sempre, da quando 30 anni fa ho indossato il primo sci dell’azienda austriaca. Tutti gli anni veniva a Kitzbuel, tifava per me e ci teneva a salutarmi e a farmi il suo personale in bocca al lupo, mi faceva sentire parte di una grande famiglia.

E oggi di cosa ti occupi?
Continua la mia collaborazione con la nazionale croata al fianco di Kostelić. Ho contratti di collaborazione con varie aziende (Fischer, Dainese e Colmar), ma soprattutto a Cortina d’Ampezzo ho un ristorante pizzeria che dal 1991, l’anno in cui abbiamo aperto, è sempre stato gestito dallo zio. E che quando non avrò più voglia di un ruolo attivo nel mondo dello sci sarà certamente il mio rifugio.

Naturalmente tra una sciata e l’altra, aggiungiamo noi, perché Kristian Ghedina resta un simbolo dello sci alpino italiano, sia per il talento che ha dimostrato in vent’anni di carriera, che per lo stile del dopo gara, sempre sorridente e cortese: sciatore e gentiluomo.

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